domenica 27 settembre 2026

Il Rito e Naza: 2 opere distanti eppure collegate tra loro

A giugno del 2026, Marco Brama ha presentato dopo mesi di realizzazione, Il Rito, un lavoro che ha cercato di fare una cosa teoricamente semplice, ma che si è dimostrata difficilissima: mettere davanti agli occhi delle persone immagini e domande che gran parte della politica non fa vedere. Il Rito ha coinvolto il pubblico, ha incontrato interesse e attenzione e, anche se è uscito dai confini nazionali, arrivando in Macedonia e in Corea, è stato rifiutato da moltissime gallerie con le scuse più imbarazzanti: «non ci occupiamo di arte visiva», «non siamo politicizzati», «la ringraziamo, ma non è in linea con le nostre iniziative», «in questo momento preferiamo non affrontare temi così divisivi», «cerchiamo di mantenere una programmazione più neutrale», «il progetto è interessante, ma potrebbe essere difficile da contestualizzare», «non vorremmo che il pubblico lo percepisse come un messaggio politico», «la nostra programmazione non prevede contenuti di questo tipo», «preferiamo non entrare in questioni geopolitiche», «temiamo che il tema possa generare polemiche», e così via. Non è stato facile far circolare certe immagini e certe idee, e non lo è mai quando si sceglie di rompere il silenzio e di mettere in discussione ciò che viene rimosso, normalizzato o semplicemente ignorato, ma è proprio questo, anche, il compito della cultura: aprire una crepa nell’omertà. Il Rito ha contribuito, insieme alle migliaia di iniziative, opere, manifestazioni e persone che in questi mesi hanno continuato a tenere aperto il dibattito, ad aprire un varco. Oggi quel varco è più grande e adesso arriva NAZA..

Il nuovo documentario degli autori di No Other Land, porta sullo schermo le testimonianze anonime di 24 ex membri dell’intelligence e dell’apparato militare israeliano e affronta dall’interno i sistemi utilizzati nel genocidio a Gaza. A Venezia ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria ed è stato accolto da 25 minuti di applausi. Sta suscitando reazioni durissime ed è proprio per questo che non dobbiamo lasciare che siano gli attacchi, le polemiche o il rumore intorno al film a decidere se dobbiamo vederlo. Dobbiamo andare al cinema, perché quando un’opera riesce ad inserirsi in una crepa e ad allargarla, il compito della società civile è non richiuderla.