sabato 7 maggio 2016

Istallazione "Fata madrina" di Lidia Scalzo con le musiche di Marco Brama "Le fiabe sono vere" - Auditorium Parco della Musica Roma

Omaggio a Italo Calvino nel 60° della pubblicazione di '”Le fiabe italiane”

INSTALLAZIONE DELL’OPERA “FATA MADRINA” di LIDIA SCALZO

CON LE MUSICHE DI MARCO BRAMA
tratte dalla composizione per flauto e orchestra “Le fiabe sono vere”

un evento a cura di Diana Alessandrini, Stefano Donati e Chiara Sottosanti   

Sabato 14 maggio, in occasione del Festival del Verde e del Paesaggio, la tre giorni dedicata alla promozione della cultura del verde giunta ormai alla sua sesta edizione, avrà luogo un evento dedicato ad Italo Calvino ed al suo rapporto con il paesaggio e l’architettura.
Lo spunto ci viene offerto dalle connessioni con il mondo della natura tipiche dei protagonisti delle Fiabe; protagonisti oggetto di una scrupolosa opera di ricerca e raccolta, curata appunto da Calvino e che proprio sessanta anni or sono ha visto loro prima pubblicazione.
Ecco quindi che l’occasione di scoprire ed approfondire questi temi ci verrà offerta nello spazio denominato “Eco-Garden”, progettato dall’arch. Chiara Sottosanti, che ospiterà un’istallazione artistica di Lidia Scalzo, la “Fata madrina”, suggestivamente accompagnata dalle musiche del maestro Marco Brama, appositamente composte ispirandosi all’opera. L’intreccio tra natura, Calvino e fiabe sarà quindi protagonista di quest’incontro che vedrà poi confrontarsi dialetticamente tra loro e con il pubblico, alcuni dei massimi esperti nei rispettivi campi del grande intellettuale italiano.
Hanno infatti confermato la loro adesione il prof. Stefano Adami, scrittore e curatore di diverse manifestazioni dedicate sia a Calvino che alla sua famiglia, il prof. Fabio di Carlo docente di architettura del paesaggio ed autore del testo “Paesaggi di Calvino”, oltre all’artista Lidia Scalzo, l’arch. Chiara Sottosanti autrice dello spazio ospitante ed il maestro Marco Brama autore delle musiche.
La giornalista e critica d’arte Diana Alessandrini avrà l’onere e l’onore di coordinare e stimolare gli interventi dei protagonisti. Il tutto sarà anticipato da un breve saluto da parte dei rappresentanti  della Casa dell’Architettura di Roma ed IXCO - Istituto italiano per la cooperazione, enti promotori della rassegna “In viaggio con Calvino”, in cui quest’evento si andrà a incastonare, e degli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione dello stesso.

Programma dell’evento:

inizio ore 16,30

Saluti
Massimo Locci – Membro del CTS della Casa dell’Achitettura di Roma
Achille Maria Ippolito - Coordinatore del Dottorato di ricerca interateneo in Paesaggio e Ambiente
Stefano Donati – Relazioni esterne IXCO Istituto Italiano per la cooperazione
Stefano Pirri – EPM Edil Piemme
Rosaria Scalzo – Il Papiro Art

Modera e coordina
Diana Alessandrini – Feedya Art Foundation

Intervengono
Lidia Scalzo – Artista e direttrice artistica Il Papiro Art


Marco Brama – Compositore ed artista
Stefano Adami - Scrittore, Encyclopedia of Italian Literary Studies Princeton University
Fabio Di Carlo - Executive Committee ECLAS, European Council of Landscape Architecture Schools
Chiara Sottosanti – Architetto del paesaggio


Lidia Scalzo – artista: "La fata madrina racchiude in sé il progetto “Le fiabe sono vere”, una mostra d’arte in fase di preparazione, dedicata alle fiabe italiane, con esplicito rimando al lavoro letterario di Italo Calvino. E’ la progenitrice ancestrale da cui nascono l’arte, la poesia, la musica, la Terra stessa. Una figura morbida, materna, custode del pianeta, pronta ad esaudire i desideri dei suoi figli. Una figura senza volto, perché in fondo ognuno di noi è in parte la fata madrina, in uno scambio reciproco tra uomo e natura, tra natura e arte. Anche in questa occasione, l’opera lignea realizzata in tecnica mista sarà accompagnata da un brano in anteprima del maestro"

Lidia Scalzo

Marco Brama – Compositore ed artista: "Il mio incontro con le fiabe è un confronto con il passato, con il mito, con il gioco, con il rito del racconto che Calvino raccoglie e rende storico. Il legno dei quadri di Lidia diventa la voce di un flauto (solista Alessandra Di Prospero), la resina industriale si trasforma in campionamenti audio industriali ed elettronici nel tentativo di riunire antico e contemporaneo, tradizione e innovazione, istinto e ragione."

Marco Brama
Stefano Adami – Scrittore: "Negli anni '50, Italo Calvino decide di accettare la proposta dell'editore Einaudi, e di dedicare parte della sua attività di narratore alla raccolta e riscrittura delle fiabe regionali italiane. La sua idea è quella di procedere regione per regione e tema per tema (il crescere, la paura, il tradimento, e via dicendo). Nella riscrittura delle fiabe, Calvino tende all'essenziale, tentando di estrarre il nucleo poetico, creativo, dal racconto. E' consapevole di compiere di nuovo un'operazione fatta dai romantici e dagli studiosi di tradizioni popolari in Europa almeno 100 anni prima di lui. Ma nel frattempo ci sono state due guerre mondiali, i partiti di massa, le ricostruzioni. In qualche modo, occuparsi delle fiabe significa per lui anche sollevarsi al di sopra degli anni '50 e della loro durezza. E osservare gli altrove della natura, il bosco, la foresta, quelle isole di colore in cui Italo, un giorno, ha visto Adamo."

Stefano Donati – Relazioni esterne IXCO: "...quando nel 2013 realizzammo la rassegna “In viaggio con Calvino” in occasione del 90° della nascita, avevamo in mente un’iniziativa che avesse appunto le caratteristiche dell’interdisciplinarietà e, soprattutto del non vincolo temporale. Il “viaggio” infatti doveva svolgersi trasversalmente non solo tra le varie discipline tanto care all’ecletticità di Calvino ma anche proiettandosi nel tempo dal passato e verso il futuro. Ecco che questo evento scaturito grazie anche alla creatività che contraddistingue Lidia Scalzo, ci dà l’opportunità, a tre anni di distanza, di proseguire nel nostro viaggio toccando la “tappa” delle fiabe e, perché no, ci sprona a cercare ancora nuove mete da esplorare."   

Chiara Sottosanti – Architetto del paesaggio: "Eco-garden nasce con l'idea di avvicinare le persone al concetto di sostenibilità, ma racchiude in se un concetto più ampio; il rapporto tra architettura e natura in un contesto apparentemente artificiale come la città. Il progetto ha l'intento di far dialogare uomo e natura. Per molto tempo si è costruito senza tener conto del contesto, rispettando troppo poco l'ambiente, perché concepito come d'intralcio alla vita dell'uomo. Solo un certo punto le nostre coscienze hanno iniziato a percepire architettura e ambiente come elementi diversi. Ma proprio perché opposti  devono dialogare tra loro per creare un paesaggio migliore. 
Già Leonardo da Vinci trattava nei sui lavori il rapporto tra uomo e natura. Infatti tra la miriade di lavori, Leonardo ci ha lasciato anche diverse favole. Il personaggio onnipresente di queste favole è sempre la natura, nei suoi elementi: acqua, aria, fuoco, pietra, piante e animali. L’uomo invece è quasi un intruso e, come scrisse Leonardo nel libro delle profezie, l’uomo è il guastatore di ogni cosa creata.
L'unica soluzione, perché ciò non accada, è quella di cambiare il nostro punto di vista, andando a puntare sulla qualità e non sulla quantità, applicando nuove tecniche di progettazione meno invasive, dove il fulcro di ogni lavoro diventa la natura che in essa accoglie l'architettura in modo armonico.
Eco-garden vuole essere uno spunto, tra tanti, di come portare la natura dentro l'architettura, ottimizzando a nostro è a suo vantaggio ciò che ci viene donato spontaneamente.
Porre le città sempre più a contatto con l'ambiente darà benefici di salute sia alle persone sia all'ambiente.
Penso che ognuno di noi, anche nel suo piccolo come può essere un giardino privato, possa dare un contributo importante nel rispetto e nel dialogo con il contesto. Il progetto vuole dar prova che bastano pochi e semplici elementi per creare un ambiente sostenibile."

Diana Alessandrini – Vice Presidente Feedya Art Foundation : "Verde, Paesaggio, Arte. Un trittico che da sempre rappresenta da una parte un crogiuolo di emozioni di grande impatto dall’altra la raffinatezza di una cultura che dalla nobiltà erudita si trasferisce al popolo. Basti pensare al Parco dei Mostri di Bomarzo, in provincia di Viterbo, del 1500 o alla Villa Palagonia del 1700 a Bagheria (Sicilia), esempi in cui “le fiabe”, cioè mitologia, storia e la fantasia trovavano la possibilità di diventare reali. Più di recente basta pensare al Parco Guell a Barcellona di Antoni Gaudì o al Giardino dei Tarocchi di Nicki de Saint Phalle. Ma ciò che qui interessa è che oggi sempre più si sente la necessità di parchi d’arte, in cui gli artisti possano esprimere la loro visione del mondo e i visitatori goderne. Luoghi che - appello rivolto agli architetti – dovrebbero essere tra i primi a prevedere l’accessibilità a tutti, anche alle categorie svantaggiate. È questo uno dei temi certamente più interessanti su cui lavorare oggi e di cui Feedya Art Foundation si fa promotrice, proprio attraverso la continua promozione di eventi artistici in luoghi pubblici."

Nota breve su “Le fiabe Italiane” a cura del prof. Stefano Adami

Nella sua lunga introduzione alla raccolta di fiabe italiane, da lui curata ed uscita per Einaudi nel 1956, ormai sessanta anni fa, Italo Calvino sente quasi l'obbligo di giustificarsi. Quel suo occuparsi di fiabe e storie popolari può sembrare quasi una fuga dal mondo, dalla durezza del mondo. La seconda guerra mondiale è finita da più di dieci anni, e il mondo nuovo non è ancora stato salvato. Nulla di essenziale è cambiato. L'umanità non è stata ancora liberata. Tutt'altro. 
E' ricaduta, invece, nel solito fascino per il potere, il comando, le folli tattiche per conquistare e mantenere la supremazia. Questo lungo braccio di ferro per la supremazia si gioca anche in Europa. Stalin tiene i paesi del suo blocco in un pugno d'acciaio, così come i partiti comunisti dei vari paesi occidentali. In Francia, nell'illuminata Francia, già si profila la guerra d'Algeria. E l'America è il paese del successo, dei materiali: i materiali di cui inonda la 'sua' parte d'Europa. Il paese dei materiali e della bomba atomica.

Nel 1956 Calvino esce dal PCI. Si rifugia nelle fiabe, appunto. E medita di andare a vivere fuori d'Italia. Scopre che “per i Grimm occuparsi di fiabe era lo scoprire i frantumi d'una antica religione della razza, custodita dai volghi, da far risorgere nel giorno glorioso in cui, cacciato Napoleone, si risvegliasse la coscienza germanica'. Ahimè, nel frattempo c'era stato il nazismo a mostrare dove quella 'antica religione della razza' potesse portare. Nell'ottocento, le fiabe popolari, europee e non, cadono nelle mani degli artisti romantici, che vi costruiscono sopra un culto dello spirito del popolo e del luogo, del paesaggio e della natura. Poi passano negli alambicchi degli antropologi e degli studiosi di tradizioni popolari, la cui prima generazione è quasi tutta d'ispirazione positivista. Invadono i quattro angoli del mondo trascrivendo storie che gli narrano i loro 'informatori'. 'Essi credevano - scrive Calvino - nell'India patria di ogni storia e mito umano... e nelle religioni solari, talmente complicate che per spiegarsi l'aurora inventavano Cenerentola e per la primavera Biancaneve...”.


Ma a conclusione del suo lavoro di raccolta e di selezione delle favole regionali italiane, durato due anni, Calvino impara la cosa principale. Che 'le fiabe... sono vere'. E questo è un punto di vista ancora tutto da esaminare.


Sabato 14 maggio 2016 ore 16,30
Stand 17 “Eco- garden” - Festival del Verde e del Paesaggio

Auditorium Parco della Musica - Viale Pietro de Coubertin 30 Roma


Locandina evento
Fata Madrina - dettaglio

Eco Garden

venerdì 22 aprile 2016

Prince - Analisi stilistica degli album dal 1978 al 2016

Quanto c'è da dire su Prince? Probabilmente più di quanto si possa immaginare. Non molto apprezzato in Italia, conosciuto soprattutto per qualche singolo di successo che non rende minimamente merito alla sue qualità musicali, in realtà il genietto di Minneapolis lascia ai posteri capolavori assoluti della musica sconosciuti ai più. Gemme preziose e inarrivabili, sparse qua e là in una sconfinata library di brani dallo stile inconfondibile, che solo dal vivo riuscivano a mostrare, anche all'ascoltatore medio,  la qualità altissima della scrittura, il virtuosismo (mai ostentato) e l'innovazione incredibile, originalissima e irraggiungibile dell'arrangiamento che trovano compiutezza stilistica nel live "Sing o' the times", in "The Rainbow Children", "News",  in "Xpectation". 

Gli esordi 
1978 – For You
1979 – Prince
1980 – Dirty Mind
1981 – Controversy
1982 – 1999

I lavori di questo periodo sono un colpo al cuore. Definire i lavori "strani" è dir poco. Si sente tutta la rozzetta dei mezzi e quello che emerge è uno stile asciutto, scarno, eclettico, sporco. Abbandonati i violini sintetici alla linea melodica i 5 album degli esordi sono un caleidoscopio ipnotico, una new psichedelia inusitata dove talvolta ci si perde tra punk ed elettronica sperimentale, testi al limite dell'osceno, giri di basso passati agli annali, suoni volutamente "brutti". Annie Christian, Something in the water does not compute, All the critics Love U in New York, Automatic, Sexy Dancer,  danno l'idea del genio assoluto. Accordi sospesi, atmosfere inquietanti, melodie ipnotiche, suoni "rumorosi", chitarre secche come in pochi altri lavori, una voce graffiata dall'incredibile estensione, fanno da contraltare al falsetto irriverente e talvolta fastidioso. Il testo di Controversy la dice lunga: né bianco né nero... ma qualcosa di nuovo. 

Il periodo d'oro

1984 – Purple Rain
1985 – Around the World in a Day
1986 – Parade
1987 – Sign o' the Times
1988 – Lovesexy
1989 – Batman

I 6 album del periodo d'oro contengono alcuni dei brani più importanti della musica contemporanea. Sparpagliati qua e là come solitamente faceva Prince. In un'apparente eterogeneità, tra brani più o meno riusciti, ogni album contiene dei momenti incredibili da cui sono stati estratti decine di singoli, b-sides e di cui esistono decine di versioni, centinaia se non migliaia di brani non inseriti o cantati da altri e alcuni singoli entrati di diritto nella storia della cultura pop: When doves Cry, Darling Nikki, Purple Rain, Let's go crazy,  The beautiful ones, Condition of the heart, Temptation, Kiss, Girls & Boys, Something it snows in April, Sign o' the times, The Cross, U got the look, Sign o' the times, Alphabet Street, Batdance, giusto per citarne alcuni. Questi però sono concept album che vivono nella loro interezza, tra alto e basso, tra minimale e barocco. Si passa dal carico saturo e colorato di Around the world all'asciutto e raffinato di Parade (pesantemente tagliato nella versione ufficiale che come sempre eliminava dai brani le parti finali di pura musica che erano notoriamente le più interessanti e sperimentali -troppo per chiunque all'epoca- ma poco commerciali). Quest'ultimo in particolare, è un album per intenditori, il migliore in assoluto a livello compositivo, stilistico, armonico. Una vera pietra miliare della musica contemporanea. Poco appariscente per i più, ma un vero compositore/arrangiatore può capirne il valore assoluto anche oltre il contesto. Niente è lasciato al caso, tutto è perfetto e congeniato. Venus de Milo, New Position, Under the cherry Moon, tutto, completamente, fino alla semplice e meravigliosa Sometimes it snows in April. Sign o'the times, il cui live è sicuramente uno dei migliori di tutti i tempi, nonché l'opera più esemplificativa dell'artista. È una pietra miliare dello spettacolo live, inaugura un format che Prince utilizzerà spesso negli anni successivi passando tra generi e inventandone altri. Ma non c'è mai niente di eccessivo, di impattante, un ascoltatore medio potrebbe non rendersi conto della penna, della qualità della scrittura camuffata da arrangiamenti rivoluzionari, elettronici e fuori dagli schemi. Lo stesso Lovesexy contiene brani incredibili "mascherati" da un fresco e insolito mix di suoni elettronici apparentemente commerciali. Eppure a ben ascoltare i virtuosismi sono dietro l'angolo, il jazz spruzza e apre accordi e melodie, il rap si insinua tra i suoni, come le voci deformate, in un connubio perfetto. Bisogna sempre tenere a mente gli arrangiamenti che rendono difficile apprezzare le armonie e le melodie, i ritmi innovativi (Dance On), i momenti magici (I wish U heaven). Il live con il palco circolare al centro, teatro e danza, musica e racconto, diventerà un modello per gli spettacoli di artisti di tutto il mondo negli anni a seguire. Lo stesso Batman che apre con il groove perfetto di The Future la dice lunga. Eppure anche qui i tagli non rendono merito alla grandezza della scrittura. Un caso su tutti è Partyman che, nella versione estesa (non inclusa nel disco), mostra il livello jazzistico del genietto che prova a reinventare, confondere, mascherare fiati e standard in una fusion non convenzionale che lascia interdetti. 

Caos e disordine
1990 – Graffiti Bridge
1991 – Diamonds and Pearls
1992 – Love Symbol Album
1994 – Come
1994 – The Black Album
1995 – The Gold Experience
1996 – Chaos and Disorder

Anni difficili e cambiamenti di stili. Tra gli album del periodo, passati un po' in sordina, troviamo momenti unici e brani magistrali. Love Symbol è sicuramente l'album migliore del  periodo e uno dei più innovativi di tutti i tempi. Bistrattato per via dell'insuccesso commerciale, contiene brani complessi, articolati e originalissimi, come The 9th, Arrogance, The flow, Sexy MF. Stesso vale per Chaos  & Disorder. Una distribuzione sottotono, che cercava sempre e solo la hit giusta per la radio e perdeva di vista i capolavori che Prince inseriva di tanto in tanto nei suoi album. Jazz, funk e Rock non sono mai stati così vicini. 

L'indipendenza

1996 – Emancipation
1998 – Crystal Ball / The Truth
1999 – The Vault: Old Friends 4 Sale
1999 – Rave Un2 the Joy Fantastic

Non semplice il periodo, anche per via di difficoltà personali e della battaglia contro il sistema industriale che vedrà il suo lento, ma inesorabile oscuramento fatto dai media. The Vault, uscito senza il suo volere, contiene degli "scarti"  di vecchi lavori come Crystall Ball. E CHE SCARTI! Diremmo piuttosto che per assaggiare un po' di VERO PRINCE, basta ascoltare proprio The Vault. 

I capolavori sconosciuti
2001 – The Rainbow Children
2002 – One Nite Alone...
2003 – Xpectation
2003 – N.E.W.S
2004 – The Chocolate Invasion
2004 – The Slaughterhouse

Qui la cosa si complica. Siamo alla distribuzione online, niente passa più in radio, le vendite sono ridotte al minimo e gli album girano solo tra critici, musicisti e fans accaniti. Prince, completamente libero, produce dei veri capolavori. Assolutamente da ascoltare e conservare gli strumentale NEWS  ed Xpectation nonché il pirotecnico, kitch, geniale, assurdo, perfettamente delirante, The rainbow Children. Da avere necessariamente in discografia! 

Guardare al futuro

2004 – Musicology
2006 – 3121
2007 – Planet Earth
2009 – LOtUSFLOW3R / MPLSoUND
2010 – 20Ten
2014 – Plectrumelectrum
2014 – Art Official Age
2015 – HITnRUN Phase One
2015 – HITnRUN Phase Two

Musicology riporta Prince tra i grandi del mercato discografico. Un album molto valido e raffinato, 3121 apre con un party brano assurdo e fuori da ogni schema e poi Rock allo stato puro con Plectrumelectrum e sperimentazioni con Art Official Age. Suoni curati e arrangiamenti fuori dagli schemi. Non c'è un periodo storico, non c'è un rincorrere gli altri, mai. C'è solo la musica a 360 gradi, un racconto continuo e incessante, un parlare quotidiano tra alti e bassi proprio come la vita di un artista. 

Se volete approfondire la conoscenza di Prince e non sapete cosa acquistare, vi consigliamo i concerti live video. Partite dal DVD live di Sign o' the times. Nessun Best of, perché le sue raccolte contengono solo i singoli più famosi, quei brani che in fondo Prince proprio non amava e che non rendono minimamente merito all'opera magistrale del folletto. 

mercoledì 16 marzo 2016

20 Marzo 2016 - OPEN BORDERS | OPEN MINDS - Roma, Via Margutta 51

Feedya Art Fondation
Dal Margutta Art Village
AL SOCIAL & ART VILLAGE

OPEN BORDERS l OPEN MINDS

Domenica 20 marzo 2016
dalle 11 alle 17
in via Margutta 51 - Roma

Pittura scultura musica poesia letteratura teatro enogastronomia
una giornata intera di eventi nel segno dell'inclusione e dell'accessibilità dell'arte a tutti per chiudere l'esaltante esperienza della rassegna
Footsteps. Impronte d'arte nel cortile di via Margutta 51

a cura di Diana Alessandrini e Raffaella Fiorini
Michele Barchiesi e Sara Sabbatini

Si conclude domenica 20 marzo la rassegna Footsteps. Impronte d'arte nel cortile di via Margutta 51 (28 novembre 2015-20 marzo 2016), abitato e frequentato tra gli anni 30 e 70 da artisti e letterati e set cinematografico del capolavoro Vacanze romane (1953) con Audrey Hepburn e Gregory Peck, di proprietà dell'Istituto Sant'Alessio Margherita di Savoia per i ciechi.

Un'esperienza artistica, culturale, umana di grande spessore che ha rianimato un luogo bellissimo, ma ormai morto dal punto di vista culturale e artistico. Un ciclo di eventi multisensoriali (che hanno unito pittura, scultura, musica, poesia, letteratura) centrati sul concetto di accessibilità a tutti dellarte, quale strumento di inclusione sociale, linguaggio universale attraverso cui ognuno può mostrare e condividere la propria abilità. È nato così il Margutta Art Village che con levento di oggi si trasforma in Social & Art Village, diventando itinerante, pronto ad andare ovunque ci sia bisogno di arte.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA DALLE 11 ALLE 17

ore 11.15/11.30 - Saluti e presentazione della giornata

ore 11.30/11.45  Musica: Coro del risuonare del Saint Louis College of Music, diretto dal Maestro Diego Caravano

ore 11.45/11.55 – Donne d'arte. Incontro con Lina Lo Giudice Sergi, presidente dell'Accademia Italiana di Poesia; Daniela Troina, artista e iscritta Fidapa che presenterà le sue creazioni "Arte da indossare" e una sua poesia; Lorena Fiorini, scrittrice e attiva promotrice della scrittura, che presenterà il primo numero della free press IL NOSTRO.   

ore 11.55/12.15 - Incontro con l'artista: LA MEMORIA. ANTONIO DE PIETRO. Intervista al maestro che plasma la materia e unisce in opere di raffinato lirismo e vibrante emozione corda, sabbia, legno, ferro. Di seguito performance individuale per la realizzazione dell'opera collettiva Magnifica inclusione.

ore 12.15/12.25  Musica: Coro del risuonare del Saint Louis College of Music, diretto dal Maestro Diego Caravano.

ore 12.25/12.35 – Un salto nel passato. Incontro con Clara Orlandi, sociologa, studiosa della cultura aborigena australiana, e Antonio Biondi, suonatore di didjeridoo, strumento degli aborigeni australiani, utilizzato anche come musica meditativa e curativa attraverso le particolari vibrazioni che il suo suono emette.

12.35/12.45 - Incontro con l'artista: ANNALISA ASTROLOGO E LASSOCIAZIONE RADICI. Intervista allartista non convenzionale e che ama sentirsi libera nellutilizzare materiali e tecniche. Questoggi tra le sue mani, che vedono e creano forme, fogli di rame da cui escono modelli di porte che si agganciano alla porta-madre, tanti passaggi che dal buio portano alla luce dellunione e della condivisione.

ore 12.45/13.00 - Musica: Performance della cantautrice americana Tess Amodeo Vickery accompagnata al violoncello da Jacopo Mosesso e al violino da Andrea Mazco.

ore 13.00/14.00 - L'Arte di mangiar bene: Cè Olio e olio. Spazio enogastronomia in collaborazione con Eatipici

ore 14.00/14.10 – Regine e guerriere. Incontro con Giampiero Mele, presidente associazione Italia-Lettonia e autore del libro Calabria, guerriera e ribelle e con Nando Maurelli, non vedente, autore dei libri Francigena, la via della pace e  “Amalasunta, Regina dei Goti. 


ore 14.10/14.35 - Incontro con l'artista e la musica: LE FIABE SONO VERE. LIDIA E ROSARIA SCALZO. Intervista alle artiste che nella loro performance fanno apparire un mondo bello e terribile, come la fata moderna raffigurata da Lidia Scalzo ed evocata dalle musiche per flauto e orchestra composte da Marco Brama (solista Alessandra Di Prospero) sulle quali danzerà Gioia Tarulli: lopera viene scoperta dalla ballerina che toglie il velo a significare che larte deve essere svelata, i muri devono essere abbattuti. Sotto di lei la fotografia di Rosaria Scalzo, un'opera ispirata ad un brano tratto dalle fiabe Mille ed una Notte: “Ci hanno messo in una scatola e la scatola in una cassa con sopra sette catenacci e ci hanno collocato in fondo al mare in tempesta senza sapere che quando delle donne come noi vogliono una cosa nulla può sopraffarle".da "Le Mille e una Notte (Alf laila wa laila).

ore 14.35/14.45 - Un'osteopata per due. Incontro con Isabella Arvedi. Il caso dei non vedenti con cane-guida

ore 14.45/15.00 - Incontro con l'artista: LINGUAGGI DIVERSI. ARVEDO ARVEDI. Intervista allartista il cui linguaggio new pop, caratterizzato dalla formina del pesciolino, lICUPE (Icona Umanità Pesce), simbolo dellumanità standardizzata, esplode in colori sgargianti e in nuove forme artistiche.

ore 15.00/15.15 Musica: Adriano Solci e i suoi classici.

ore 15.15/15.25 - Incontro con Elisabetta Carta, attrice e scrittrice che reciterà le poesie di suo padre Sebastiano Carta, artista futurista di seconda generazione a cui il Margutta Art Village ha dedicato la mostra di apertura.

ore 15.25/15.35 Incontro con l'artista. Le eco-principesse. SABRINA VENTRELLA. Intervista allartista che ha stregato il Margutta Art Village con le sue creazioni nate dal riciclo di materiali di uso quotidiano. Le sue “principesse al contrario”, che siano Regine visionarie, Principesse spaesate o sotto i piselli o a cavallo del drago, fanno comprendere come anche la realtà di oggi possa essere fiabesca a patto di essere consapevoli delle proprie possibilità e dei propri limiti.

ore 15.35/16.00 - Coffe and Tea Time

ore 16.00/16.10 - Incontro con gli artisti. MANI CHE VEDONO. LUCILLA DANTILIO E FELICE TAGLIAFERRI. Intervista al maestro, conosciuto a livello internazionale, e allallieva, entrambi non vedenti, che sanno trarre dal marmo forme di straordinaria bellezza. Lucilla D'Antilio per loccasione presenterà delle opere in cartapesta.

ore 16.10/16.20 Musica: il jazz di Adriano Solci.

16.30/16.50 - Il teatro comico surreale della Compagnia degli Antipatici di Velletri: "Vittorio e Peppino nella terra dei fuochi", corto teatrale di Alessandro Gentili e Giuseppe Sanchioni. Un immaginario ed esilarante incontro tra i protagonisti principali del nostro Risorgimento. Re Vittorio Emanuele, la Regina Maria Adelaide, Giuseppe Garibaldi con Anita che si confronteranno sulla storia patria con lo sguardo rivolto alla povera Italia di oggi, con una serie di recriminazioni e rimpianti per le speranze e la realtà del Risorgimento. In scena: Paolo Vitale (il Re), Alessandro Gentili (Garibaldi), Francesca Sangiorgi (la Regina), Renata Caldarone (Anita) e Claudia Pezzotti nel ruolo della Beatrice dantesca.

ore 16.50/17.00 saluti, ringraziamenti e chiusura

lunedì 7 marzo 2016

Referendum Nazionale per scegliere il futuro dei mari italiani

Domenica 17 aprile 2016, dalle ore 7:00 alle ore 23:00, si voterà per il “referendum sulle trivellazioni” per abrogare il comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006 sulle norme in materia ambientale.
Il referendum nazionale è stato promosso da nove regioni che si sono mobilitate contro i progetti petroliferi all'interno delle acque territoriali italiane ed è sostenuto da molte associazioni ambientaliste.

Il Si e il no
Se si vuole che le trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa vengano sospese, bisogna votare "SÌ". Votando No si manifesta la volontà di mantenere la normativa esistente che consente la trivellazione del mare per cercare gas e petrolio entro questa misura. 
In sintesi: 
Votando SÌ si impedisce che vengano aperti nuovi impianti o proseguite le attività di trivellazione negli impianti già esistenti entro le 12 miglia ma non oltre, dove sarà comunque possibile creare nuovi impianti. Ciò che di positivo c'è, è quindi lo spostamento dalla costa di attività estrattive estremamente impattanti dal punto di vista ambientale, anche se il problema non sarà risolto del tutto e i nuovi impianti potrebbero spostarsi anche in zone estremamente pescose a sole 13 miglia. 
Votando NO o non raggiungendo il quorum rimarrebbe tutto invariato, quindi estrazioni ed impianti nuovi e vecchi anche dentro il margine di sicurezza di 12 miglia. 

Per approfondire 
Il testo del referendum recita: Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”? 
Il comma 17 del d. l. 152 stabilisce che sono vietate le «attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi» entro le 12 miglia marine delle acque nazionali italiane. La legge stabilisce che gli impianti esistenti entro questa fascia possono continuare la loro attività fino alla data di scadenza della concessione che,  su richiesta, può essere prorogata fino all’esaurimento del giacimento.

Per votare 
Per votare è necessario presentarsi al seggio elettorale del comune di residenza a cui si è iscritti, muniti di tessera elettorale e di documento d’identità. 
Il referendum popolare è valido solo se raggiunge il quorum, cioè se va a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto, secondo quanto previsto dalla Costituzione.

Noi voteremo Sì e tu?

lunedì 29 febbraio 2016

Oskere!! Viè qua...

O esco da Internet e lascio tutto in mano alle orde di sciacalli che si aggirano nei social, o continuo la battaglia di presa di coscienza e di stimolo cerebrale per gli utenti e per gli amici. Oggi parlo di musica perché un mio amico ha condiviso uno dei post con uno dei messaggi più brutti e conservatori mai scritti da un musicista sulla faccia della terra. Il post di un musicista che scrive oggi su Facebook al M. Morricone, esperto, stimato e competente compositore, esperto di stilemi e regole musicali OVVIAMENTE come tutti i compositori che hanno studiato composizione e che hanno fatto decenni di esperienza e carriera, ricordando a tutti noi che ha suonato per il maestro e gettandosi sulla scia dell'oscar, cosa che sicuramente avrei fatto anche  io, si è fatto pubblicità, MA Non credevo esistessero persone così rovinose per la musica, anzi è proprio per colpa loro se la musica colta è morta e sepolta, abbandonata e relegata a musica giusta solo per tristi colonne sonore. E il risultato è aver vinto il premio più commerciale e meno artistico del mondo: l'Oscar, ovvero il premio dei soldi e del sistema ... Ecco ora ve lo dico io che non sono nessuno e che nel mio piccolo essere volutamente "diverso" ricevo le attenzioni di musicisti squallidamente limitati e conservatori che mi dicono: "carino", "piacevole", senza sapere NULLA di composizione e di SCELTE, beh quello che vi dico io è che la musica è un'altra cosa e un premio ricevuto è esattamente la dimostrazione di quanto quell'opera sia robaccia, giusta e quindi stereotipata, un cliché confezionato a dovere, riconosciuto e premiato dal sistema... e quando da qualche parte c'è scritto che quell'opera è giusta o fatta bene, significa bene per far girare i soldi e non l'arte! Non è sminuire l'amore o linee melodiche anche ispirate, è proprio andare oltre e far recuperare alla musica quel valore alto, di libertà espressiva, di ricerca, di scoperta che aveva! Haydn è morto molti anni fa e le forme sono diventate involucri di chellopane che avvolgono carne morta!! BASTA! E ricordate che il problema sono i soldi, perché ogni compositore potrebbe dirigersi la sua orchestra se solo accettasse le "regole" e avesse i soldi...

THAIDADATTA'

La capacità di adattamento è probabilmente utile alla sopravvivenza, ma non alla dignità.

domenica 28 febbraio 2016

Un po' di buon umore petaloso?

bla bla bla qualcuno avrà capito che il mondo è agli sgoccioli? 12/13 anni e pufff...game over. In questi giorni potremmo dire che non è affatto puffoso, ma molto merdoso.

venerdì 26 febbraio 2016

Interpretare Brecht

E infine pensavo che la De Filippi è una grande! E c'è posta per te è un grande esempio di teatro sociale che la sinistra come sempre non ha saputo sfruttare..... aspetta, la sinistra non c'è più.... Voi ci scherzate, ma quando presenta quelle storie strappalacrime, utilizza alla perfezione la tecnica dello straniamento del teatro epico brechtiano!!! Con altri scopi, ma quello è!!! Modello della strada, terza persona, descrizione al passato, presentazione dei fatti, proiezioni... vedi? Il metodo funziona, ma la sinistra non lo ha capito!

domenica 7 febbraio 2016

Ucci ucci sento odor di nazistucci

In Europa siamo in pieno nazifascismo! Come possiamo permettere tutto questo? Difesa delle minoranze, dei poveri, dei giovani, dei pensionati, della scuola, della sanità, del lavoro e dei lavoratori? Non pervenuto!! Difendiamo boss, premier, re, corrotti e dittatori! Dimentichiamo tutto, come malati di Alzheimer. Bastano un paio d'anni per dimenticare cosa ha fatto chi ci ha già ingannato! Sono moltissimi i momenti storici in cui i rivolgimenti sono avvenuti in due/tre anni. Pensate: Russia 17/19 Italia 45/48 54/57 78/81 92/94.... solo per citarne alcuni!

sabato 6 febbraio 2016

Realmente reale?

Il **** è sempre il capo unico della ****, è in quell'istituzione, l'ha scelta, ne condivide le idee e conseguentemente la storia tutta!! Se no faceva il dj, il cantante, il professore, l'animatore turistico! Invece HA SCELTO la carriera *************, ora fa il **** e comanda la ***** e condivide il modello piramidale di cui ha scalato le gerarchie diventando prima ******* e poi **********!! Non sta rinnegando il ********, non sta mettendo seriamente fari sulle zone buie. Le parole sono belle, mutano e incontrano i favori della gente semplice, ma le parole volano al vento, mentre ciò che è scritto non cambia!! Aperture, va bene, ma non sostanziali cambiamenti all'apparato. Tutto resta invariato, come è sempre stato! Direi un grande comunicatore che piace perché dice quello che la gente vuole sentirsi dire, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il ******** e 2000 anni di storia, *****, **********, discriminazioni, ************ per reprimere la vera natura dell'uomo, guerre, ********, intrighi e chi più ne ha più ne metta. Vi sembra poco? Mi chiedo ma perché non destinare le migliaia di palazzi della ****** ai poveri e agli immigrati? Chi ha fame non si aiuta con le *********, ma con cibo e case. Certo qualche ******* qua e là c'è, ma è qualcosa di superficie in confronto alle inestimabili ricchezze dei musei ********, delle ******, dei palazzi, di libri, ***** e gadget venduti... il ******** è uno stato con regole, economia, lavoratori e perfino un esercito... se proprio la vogliamo dire tutta!

mercoledì 27 gennaio 2016

Pensiero scomodo

Uno dei problemi di uno stato laico che non si è ancora liberato della religione è che non ha ancora acquisito una coscienza scientifica così solida da rendere il suo sviluppo omogeneo e progressivo. In Italia siamo ancora nella fase in cui crediamo a miti e leggende, ma con meno intensità di una volta,decisamente molta meno convinzione. I flussi migratori, necessari alla sopravvivenza economico/quantitativa in un'economia globalizzata e basata sui numeri, provengono da zone dove la religione è ancora fortemente radicata e governa la vita. Ad oggi però non siamo né scientifici al punto giusto, né religiosi al fanatismo per difendere le conquiste fatte, per tutelare i diritti delle minoranze. Non è cosa di poco conto! Perché le leggi di convivenza, per essere efficaci, devono essere necessariamente staccate da quelle religiose. Completamente. La spiritualità deve rimanere solo un piacere e una scoperta personale legata a tradizioni antiche che devono essere considerate solo passaggi, step di un'evoluzione ancora e sempre in atto. Invece... se i flussi migratori continuano così, nel giro di 50 anni saremo probabilmente un paese con una nuova realtà religiosa, senza essere riusciti nel frattempo a sviluppare una solida identità scientifica. Marx diceva che la religione è l'oppio dei popoli... e forse aveva visto lungo...

sabato 23 gennaio 2016

2 much...

SIAMO UN POPOLO CHE HA CREDUTO NELLA MENZOGNA DELLA STORIA SENZA CONOSCERLA.
Marco Brama

venerdì 22 gennaio 2016

Ancora fermi a perder tempo sulle unioni civili

Viviamo in Italia, un paese ricco di meraviglie, con una storia millenaria fatta di intrecci culturali, conquiste tecniche, artistiche e scientifiche senza eguali! Io non voglio che la mia nazione, il mio contesto, che in quanto tale è percepibile come internazionale, somigli anche minimamente ad una dittatura militare o religiosa. Io sono contro il terrore e il terrorismo e sapere che l'Italia possa somigliare a paesi violenti, sessisti, maschilisti, dittatoriali, è per me e per tutti noi profondamente umiliante. Sapere che un cittadino può essere trattato come un essere inferiore, di serie B, NON PER QUELLO CHE FA, MA PER QUELLO CHE È, è una vergogna per ogni popolo che voglia definirsi civilizzato. Bianco, nero, giallo, etero non è questo il punto! È il rispetto della costituzione di una società liberata che fa la differenza! E per quanto riguarda l'immigrazione è chiaro che chi richiede la cittadinanza deve, non accettare passivamente le regole, ma rispettare le conquiste ottenute grazie alle battaglie per il progresso di chi c'è stato prima di noi, di chi ha già vissuto e combattuto la guerra, le ingiustizie, le violenze della deportazione voluta dalla dittatura (non deportavano solo gli ebrei, ma tra i tanti anche in senza fissa dimora e gli omosessuali) e per questo ha contribuiti alla stesura di una delle più belle costituzioni del mondo. Non viviamo più nel medioevo perché grazie a donne e uomini valorosi, seppur con grande fatica e lentezza, sono stati ottenuti diritti che ORA non possono essere misconosciuti e dimenticati. Non si tratta di chiudere le frontiere, ma di difendere con forza la civiltà, le conquiste, i diritti di tutti! Perché questa è una battaglia di civiltà e progresso per noi e chi verrà dopo di noi! Chi vuole vivere in Italia non può prescindere dalla costituzione laica in vigore. Chi non la rispetta, anche se è italiano sulla carta, non merita di essere considerato un cittadino e pertanto cominciasse a scegliere un paese con le sue idee! Non significa essere nazionalisti, anzi, questo è un invito ad una condivisione internazionale delle conquiste impresse nella costituzione e per condividerle bisogna essere chiari, decisi, anche con il pugno di ferro e portare tutti ad abbandonare le superstizioni e le sciocche falsità che non appartengono al mondo laico. Questo non può essere il paese degli oroscopi, dei peccati, della redenzione, dei miti per bambini, dei racconti inventati per creare un mondo senza verità ed equilibrio ad uso e consumo di una casta che detta le regole e non le rispetta. Dobbiamo essere scientifici in ogni accezione, in ogni idea e pensiero, dobbiamo rendere il pensiero scientifico accessibile a tutti, anche a chi non ha i mezzi per studiare. Solo così facendo si percepirà il mondo moderno come trasformabile. Il destino è una menzogna pazzesca da estirpare dalle nostre menti. Non siamo destinati per forza a rimanere come siamo perché così siamo nati. Possiamo sempre cambiare la nostra condizione di subordinazione e migliorare le nostre condizioni sociali, ma solo con un approccio scientifico. Ecco, questa battaglia per i diritti delle coppie di fatto è una battaglia per i diritti di tutti, di tutte le persone civili, libere nel senso più alto che si può comunque intravedere in una società canonizzata. E come cittadino che vota, che paga le tasse, che rispetta le leggi, pretendo che non solo i primi 3 articoli della costituzione vengano rispettati, ma tutti! Questa è memoria storica e amore per chi verrà dopo di noi.  Ora, se non si capisce questo, significa che ragioniamo come terroristi della civiltà, e tra noi e un terrorista non c'è differenza di vedute e posizioni.  Se ragioniamo così, trattando alcuni cittadini come fossero di serie A e B e non perché non rispettano le regole, ma perché senza alcuna legge laica scritta decidiamo che non hanno DIRITTO AI NOSTRI STESSI DIRITTI, creiamo un sistema analogo a quelli totalitari, settari e integralisti. Perché l'umiliazione, la vergogna, l'emarginazione, la morte sociale a cui sottoponiamo tutti quelli che consideriamo diversi e non esseri umani al 100%, non sono atti MENO GRAVI della morte fisica voluta da un sistema integralista.

domenica 10 gennaio 2016

Violenza sulle donne: un fenomeno clandestino?

È di questi primi giorni del 2016 l'attenzione dei media sul fenomeno della violenza sulle donne ad opera degli immigrati in seguito ai fatti in Germania. Ma è un fenomeno recente? Il problema della violenza sulle donne a ben guardare non sembra però legato agli immigrati in quanto non europei, come vorrebbero far credere alcuni giornalisti sciacalli, ma agli uomini tutti, italiani per primi. Il problema è amplificato anche dalla legge di contrasto alla violenza che non viene applicata e che non punisce nessuno, dalla becera cultura maschilista fatta di delitti d'onore (in Italia fino agli anni 70 era lecito uccidere la moglie se metteva o si presupponeva mettesse le corna), e da un'immagine mediatica che mostra dalla mattina alla sera da 30 anni e più, culi e tette che ballano in tv (mentre gli uomini dirigono e basta) e che considera le donne oggetti di piacere che in un qualche modo, anche quando non necessario, devono ballare, ancheggiare e ammiccare. Questa è la verità e i numeri parlano chiaro. Non è affatto un fenomeno di questi ultimi anni di forte immigrazione, ma un retaggio antico, antichissimo, che si perde nella notte dei tempi, che ha subito un'impennata negli anni '40 del 900 e non è mai cessato. Sono ben 3624 le violenze sessuali nel periodo compreso tra marzo 2014 e marzo 2015,  76165 i casi di minacce, 13690 le percosse e non è tutto, altri numeri sono ancor più inquietanti. «Bisogna sempre pensare che troppo spesso le donne non arrivano neanche alla denuncia - spiega Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa - la donna chiama o si presenta da noi, la aiutiamo, offrendo assistenza legale e l’aiuto delle nostre volontarie, magari buttiamo giù un brogliaccio da presentare alle forze dell’ordine ma poi non vanno fino in fondo, per paura di ulteriori violenze o anche per problemi economici, sempre più frequentemente rinunciano anche perché non avrebbero la possibilità di rendersi autonome». I dati riferiti all’ultimo anno, in ogni caso, spiegano già abbastanza. Tra i delitti commessi nei confronti di vittime di sesso femminile si segnalano le lesioni dolose, 59.719 episodi, lo stalking (10.029 casi) e come detto le violenze sessuali, che erano già 4.607 tra marzo 2013 e marzo 2014 e 4.948 l’anno precedente. Un numero sproporzionato rispetto ai decreti di ammonimento (345) e allontanamento (244). Nelle ultime statistiche Eures diffuse a novembre 2014, riferite al 2013, il Lazio e la Campania si sono guadagnate il tristissimo primato di 20 donne uccise, seguite da Lombardia (19) e Puglia (15), anche se è l’Umbria a dover sopportare l’indice più alto in proporzione alle residenti. «I dati relativi al 2013 - ha rilevato la ricerca Eures - sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli complessivamente censiti a partire dall’anno 2000. Lo scorso anno si è avuto un forte aumento dei matricidi, spesso compiuti per ragioni di denaro o per una esasperazione dei rapporti derivanti da convivenze imposte dalla necessità: sono infatti 23 le madri uccise, pari al 18,9% dei femminicidi familiari, a fronte del 15,2% rilevato nel 2012 e del 12,7% censito nell’intero periodo 2000-2013 (215 matricidi). Ad uccidere sono nel 91,7% dei casi i figli maschi e nell’8,3% le figlie femmine». A mani nude, per le percosse, strangolamento o soffocamento: così nel 2013 è morta ammazzata una donna su tre, che per Eures equivale a un «più alto grado di violenza e rancore». Ancora numeri: solo a marzo 2015 sono arrivate al 1522 - numero attivato dal dipartimento per le Pari Opportunità per l’emersione e il contrasto della violenza ai danni delle donne - 2mila 792 telefonate, che sommate a quelle registrate dal dicembre 2012 diventano 119mila. Principalmente donne, che chiedono aiuto perché vittime di stalking, percosse, o per segnalare un caso di violenza. «Anche a marzo 2015 - precisano dal dipartimento - come già rilevato nei mesi precedenti, è possibile riscontrare come più della metà delle chiamate pervenute al servizio siano state effettuate per una problematica legata alla violenza, il 64,99% dell’utenza ha effettuato «richieste di aiuto, in quanto vittime di violenza», «segnalato un caso di violenza» e «chiesto informazioni sui centri antiviolenza nazionali». «Purtroppo, ed è una grande carenza, non esiste un osservatorio a livello nazionale che raccolga tutti questi dati elaborandoli per far conoscere davvero le dimensioni del problema - continua la Moscatelli - abbiamo i report di ogni Questura, ma poi ogni storia è a parte, come detto ci sono anche tutte le donne che non denunciano, è essenziale istituirne uno col Piano nazionale antiviolenza che sta per essere messo a punto». La Regione Lazio ha recepito il messaggio, un osservatorio ad hoc presenterà a breve i primi risultati mentre si è prevista l’apertura di ulteriori 19 strutture, per un totale di 58 distribuite in tutte le province, tra centri antiviolenza, case rifugio e case per la semi autonomia per le quali oggi la lista d’attesa può essere lunga anche di diversi mesi.

fonte dati istat

giovedì 7 gennaio 2016

Sulle tracce degli artisti - Federica Terracina

Difficile parlare di un'artista contemporanea in piena evoluzione, semplice però scorgere quando la sorpresa felice è alla base dell'arte. Quello che emerge dall'osservazione dei lavori della giovane artista italiana è come in lei la cultura sia pari alla sensibilità ed entrambe gli servano da trampolino. Quadri e istallazioni che valgono più di un affare, perché sono un'idea. Un pensiero forte e poliedrico che sembra non arrestarsi mai e semplicemente segna, con piccoli grandi tasselli, i passaggi, le scoperte, i momenti di una ricerca che muove in dentro e in fuori e si mostra e osserva come un moderno Giano bifronte. Quadri e istallazioni sono un turbinare di "sbagli" felici, di scoperte, di occhi che si proiettano con spavalda, ma sempre ragionata, ingenuità. Una magistrale tavolozza cromatica che scandisce ritmi cangianti da toccare, una musica per lo sguardo, un interrogativo per la testa che sembra andare incontro all'intermediale. Niente cliché, forse uno stereotipo/demone che finisce per rappresentare sé stesso e il contrario. Ogni lavoro lascia un frammento dell'artista in superficie, è tutto qui, niente psicologismi. Il progetto "Still waters" del 2011, in cui collabora con Davide Adamo, del 2011 e "Unlivable city" del 2009 lasciano senza fiato e affermano da subito il senso profondo del tutto. Non c'è un limite, non c'è un "cosa fare", "come fare" e "perché farlo": c'è l'essere. 

Lo spostamento verso l'intima e folle lucidità e la ricerca dell'altro in sé, viene con "Accettati". Doppio, frammento, spezzato e ricomposto. Quasi non servono i materiali o la tecnica, forse neppure la forma o  il colore. Quadri, corpi, tempi e luoghi che diventano istantanee che si mostrano allo spettatore improvvise, come proiettate dall'interno su una lastra, quasi l'invenzione di una camera oscura che sviluppa le immagini della mente. Inutile ricordare come sono state numerose le mostre che hanno visto la partecipazione di Federica Terracina alias "Incredible Fox" in giro per il mondo. In questo fermento creativo, che sta caratterizzando il suo 2016, quel che possiamo fare è ascoltare rimanendo sintonizzati e in collegamento con questa giovane e grande artista che sa come permetterci di compiere con lei un pezzo di questo cammino che è vita. E ora basta parlare, parlano le idee.

Rimandiamo per qualsiasi altra immagine o info a






martedì 5 gennaio 2016

Tutti i servizi Internet e i giochi saranno a pagamento. Ecco perché!

Ovviamente il passaggio è già in atto ed entro pochi anni sarà totale. Sembrano passati secoli da quando venivano realizzati i primi videogames per dispositivi mobili, eppure sono trascorsi solo pochi decenni. Dopo un inizio in sordina, quando i giochi per cellulare costavano più di quanto valevano perché erano erano poco giocabili, (e solo in pochi li acquistavano) le game house, dopo l'affermazione nel grande mercato dei touch screen, hanno pensato bene di fare un grandissimo investimento, una promozione diversa da quella tradizionale. In sintesi i giochi per cellulare sono diventati per alcuni anni tutti (o quasi) completamente gratuiti. Questo ha spinto le persone a sperimentare, scaricare, giocare, prendere confidenza con i giochi per una piattaforma non tradizionale (come erano inizialmente Commodore, Amiga, PC, Playstation, X-box, Nintendo e dispositivi portatili - come non ricordare il pionieristico e poco sfruttato esperimento Nokia con il primo cellulare dedicato ai giochi "N-GAGE"). Un fatto inatteso ha però scompaginato tutto l'equilibrio: il successo planetario dei dispositivi Android. Prezzi contenuti, app di ogni tipo e buon hardware hanno reso possibile la diffusione di massa dei videogiochi tanto che si contano, dati ufficiali, milioni di miliardi di giochi scaricati! Numeri da capogiro! Più del totale di tutti i videogames venduti finora su PC e altre piattaforme da quando Pacman mieteva successi e le sale giochi erano ancora un buon investimento. Ora che gli smartphone e i tablet sono alla portata di tutti e le caratteristiche hardware sono di buon livello, giocare sui telefoni non è più solo un passatempo da viaggio in metro, una stranezza da nerd che cerca di potenziare il telefono Symbian N-gage o un vezzo da snob che cerca di giocare con il suo palmare per l'ufficio touch screen con Windows CE degli anni 90 dal prezzo inarrivabile, ma uno dei modi più apprezzati e popolari!



Ora, dopo i giochi con pubblicità mirata che paga per noi, pubblicità che appare nei programmi free ed è sempre più invasiva e "intelligente" perché si modifica in base alle nostre ricerche su Google, Bing, Yahoo (anche se sembra che dovrebbe invertire la tendenza e in un decennio diminuire drasticamente di volume per raggiunti limiti di mercato e di utilità pratica per le aziende stesse)  ci stiamo muovendo verso quello che sarà il total pay-game, dopo il passaggio che stiamo vivendo in questi ultimi due/tre anni ("Candy Crush" insegna) in cui i giochi prevedono acquisti in-app, ovvero programmi da scaricare gratis,  che sembrano essere totalmente gratis, ma in realtà si collegano a Facebook recuperando liste con dati preziosi, si ricaricano a tempo, non danno bonus e livelli aggiuntivi se non pagando o creando una catena di Sant'Antonio (in cui si chiedono per esempio vite ad altri giocatori) che aumenta il bacino di possibili clienti, raccoglie dati, liste amici, mail e talvolta abitudini di navigazione (cosa che i siti che visitiamo fanno già da tempo). Se fino ad oggi il mercato dei dati è stato una miniera per tutti (perfino per le raccolte di fondi nelle campagne elettorali), ora il vero business sta diventando semplicemente far pagare direttamente, e tanto, all'utente finale. Perché i videogames sono diventate vere e proprie produzioni industriali con investimenti milionari al pari dei film di Hollywood e le case di produzione non solo devono rientrare delle spese, ma guadagnare! Un mercato gigantesco, non molto controllato dal punto di vista etico e che reclama addirittura un suo valore artistico (sul valore tecnico non ci sono dubbi, ma arte e industria non sono la stessa cosa...). Gli utenti si sono abituati, i giochi piacciono e quindi ora basta promozione gratuita: è il momento di chiedere euro sonanti come accadeva per pc e console. Perché qui non parliamo più di un milione di copie vendute ad appassionati ragazzoni fuori età, ma di miliardi di copie acquistate anche dalle casalinghe di 70 anni!



Stesso sta accadendo per la tv. Le tv in chiaro, quelle gratuite, stanno diminuendo sempre di più l'offerta di film in prima visione e programmi culturali che sono stati acquistati dalle piattaforme a pagamento. Anche qui, visto l'enorme successo e la diminuzione delle presenze nelle sale, a breve tutti gli spettacoli, le serie tv, i film, i cartoni, lo sport,  i documentari più interessanti saranno a pagamento. E più gente sceglierà la piattaforma a pagamento e più la tv pubblica diventerà povera e priva di contenuti interessanti. Reality e calcio sono già da tempo appannaggio delle pay-tv. Un cane che si morde la coda. Più decidi di abbonarti a qualcosa o pagare per qualcosa, più tutti dovranno farlo, perché di gratuito resterà solo il vecchio. Insomma due marce, una per i ricchi e una per i poveri. Programmi nuovi solo per chi se li potrà permettere e vecchie cose per chi ha i soldi solo per l'apparecchio tv. Internet ovviamente non resterà a guardare e entro pochi anni si arriverà ad una totale integrazione del mondo pay. Scomodando la domotica, forse un'intera casa, o almeno un unico dispositivo/tv/computer/gaming zone dove ogni singola cosa avrà un prezzo. Tutto on demand. Vuoi un film? Lo compri! Vuoi un documentario? Lo paghi! Vuoi l'alta definizione? Aggiungi un euro! Vuoi una notizia da un giornale? Abbonati! Vuoi una ricerca scolastica? Idem! Stesso accadrà per la musica dove tutto, perfino la radio, diventerà on demand e a pagamento. Entro pochi anni Youtube non consentirà più l'ascolto gratuito della musica. Ci si dovrà abbonare o pagare per singoli contenuti, magari memorizzati su un cloud (un disco virtuale online) che potrebbe essere condiviso con lo stereo della propria automobile perennemente collegata alla rete. Stesso per la posta elettronica che non solo dovrà essere certificata, ma avrà dei francobolli virtuali per ogni singola spedizione (ovviamente a pagamento con moneta virtuale, perché le banconote spariranno e si pagherà solo con cellulare). Ecco quale sarà il destino di internet e dei media: più aumenteranno abbonamenti venduti e contenuti pagati, più le industrie diventeranno ricche e proporranno la nuova comunicazione non libera! Il rischio è ovviamente non solo il tradimento dei principi di condivisione gratuita della rete delle origini, ma anche un ulteriore dislivello sociale perché ci saranno servizi a pagamento che saranno aggiornati, seguiti, migliorati, verificati, ospitati da server veloci e sicuri messi a disposizione da provider ricchi e servizi liberi che saranno lasciati alla buona fede di scrittori più o meno seri e più o meno competenti su server lentissimi, dimenticati da Dio e pieni di virus.

lunedì 4 gennaio 2016

Le storie delle musiche - Breve analisi del '900

Sintetizzare in questo breve approfondimento ciò che è avvenuto nella musica è un'impresa praticamente impossibile perché l'arte dei suoni ha visto nei millenni innumerevoli regolarizzazioni, evoluzioni, rivolgimenti, contaminazioni, divisioni interne. L'origine legata all'imitazione della natura è stata ridefinita nel tempo fino a delineare due grandi correnti: la musica a programma, che "racconta" una storia e la musica assoluta, non rappresentativa, che considera l'arte dei suoni l'arte pura per eccellenza, senza corpo e materia palpabile, da non "sporcare" con le altre discipline. La musica aveva fatto la sua grande rivoluzione autoriale e linguistica già nell'Ottocento con Ludwig van Beethoven che aveva definitivamente svincolato la figura del compositore da quella di "servo" e messo in discussione le regole acquisite con le sue composizioni, in particolare con le sue sinfonie. Successivamente, proprio con la musica assoluta (termine coniato da Wagner nel 1846 a proposito della nona sinfonia di Beethoven), i poemi sinfonici, la musica da tappezzeria con i primi loop della storia (senza fine temporale teorica alcuna) e il primo pianoforte preparato di Satie, passando per la rielaborazione della musica popolare fatta dai grandi compositori dell'est, si preparava il terreno per l'esplosione delle avanguardie che avrebbero inaugurato il nuovo secolo in Russia, Italia e successivamente in Francia e Austria. Un discorso a parte merita il melodramma italiano che si inserisce trasversalmente in questa evoluzione, creando una terza via, una vera e propria rivoluzione linguistica che proverà a fondere la musica con il teatro, la poesia, la danza. Se le "espansioni" strutturali di Igor' Fëdorovič Stravinskij iniziate nel 1910 con "L'uccello di fuoco" rinnovavano profondamente il linguaggio senza disgregarlo, ma comunque aprendo un nuovo percorso musicale per tutto l'est europeo, la musica sembra non essersi fermata mai in questa trasformazione, ampliando (come nel caso del compositore russo) o mettendo perennemente in discussione quanto acquisito. In effetti, potremmo parlare di "Storie delle musiche", tuttora in evoluzione, all'interno del percorso occidentale, senza neppure scomodare il resto del mondo e gli studi etnomusicologici. Questa discussione che è alla base di radicali destrutturazioni ancora in atto, ha visto molti momenti di rottura che hanno aperto a diversi "racconti" espressi con innumerevoli linguaggi. L'inizio del secolo vede anche l'affermarsi del cinema, un'arte giovane e "bisognosa" di musica perché "muta", che stava creando dal nulla il suo linguaggio, in cui le didascalie sembravano essere un elemento di disturbo e di arresto nel fluire di un discorso fatto solo con immagini in movimento, tanto da spingere molti autori a mettere in relazione la qualità della pellicola con la totale assenza di didascalie presenti ("La lettera rossa" di Victor Sjöström del 1926 e "Aurora" di Friedrich Wilhelm Murnau del 1927). Con l'aumento della durata dei film, l'elaborazione di storie sempre più complesse, le numerose regolarizzazioni del montaggio, si è fatta sempre più pressante l'esigenza di riempire questo "vuoto", questo imbarazzo di fronte al silenzio straniante della rappresentazione con "qualcosa".  Già nel 1909 questo spinse la casa cinematografica Edison a pubblicare un catalogo intitolato "Suggestion for music", in cui a ciascun tipo di azione o emozione erano associate melodie del repertorio classico da far eseguire a uno o più musicisti durante la proiezione del film. Non mancavano certo le composizioni originali create per i vari lavori, ma generalmente si riducevano alle produzioni maggiori. Questo affiancare i film con una colonna sonora scritta per il film ed eseguita dal vivo durante la sua proiezione, incontrò l'interesse di un numero crescente di compositori. Nel 1908 il francese C. Saint-Saëns compose la prima importante partitura originale per film per "L’Assassinat du Duc" de Guise di C. Le Bargy. Tra gli altri celebri compositori che svilupparono le prime musiche originali per film, vi furono il già citato Satie, I. Pizzetti, Sergei  Prokofe´v. In Italia, dove in questo periodo nascevano i primi colossal della storia, ci fu grande interesse nei confronti del sonoro (non solo musicale) legato al cinema. Il primo vero confronto con l'idea di colonna sonora che innescò anche un terremoto nel linguaggio musicale, fu quello dei futuristi italiani che ha fatto da apripista alla musica concreta. Il loro manifesto "L'arte dei rumori" (scritto da Luigi Russolo nel 1913) associava il concetto di musica a quello di rumore elevando quest'ultimo a vero oggetto della composizione. La stessa idea dei futuristi italiani anticipava, anche grazie all'intonarumori di loro invenzione, le sonorità che saranno tipiche della musica concreta trentacinque anni più tardi. Nello stesso anno il francese Eric Satie mostra la sua scrittura del tutto originale, sperimenta nuove forme del suono e inventa la tecnica del pianoforte preparato inserendo per la prima volta degli oggetti nella cassa armonica dello strumento nell'opera "Le Piège de Méduse"; dopo avere già venti anni prima (siamo nel 1893) composto il primo brano di musica d'ambiente, una composizione teoricamente senza fine, il brano più lungo della storia, "Vexations", composto da trentacinque battute ripetute 840 volte per una durata totale di circa venti ore. Satie darà un grande impulso al rapporto tra musica e arte, com'è evidente nel balletto "Parade" del 1917, a cui hanno partecipato alla realizzazione Jean Cocteau e Picasso. In questo balletto cubista, Satie usa suoni molto innovativi come sirene, macchine da scrivere e altri effetti sonori non tradizionalmente musicali e scrive brani antiaccademici difficilmente inquadrabili nei generi conosciuti. Lontano dal melodramma italiano (che come accennato sembra fare storia a sé e anticipare il "teatro filmato") la rivoluzione investe anche la terra della musica propriamente classica: l'Austria. Nel 1923, il "trifoglio" viennese che aveva contribuito alla definizione della musica moderna, fu spazzato via dalla teorizzazione della dodecafonia fatta da Arnold Schönberg che dissolse in un istante tutte le regole armoniche acquisite nei secoli. Questa ennesima bomba scoppiata sul pentagramma avrà conseguenze importanti nell'approccio all'arte dei suoni per i nuovi compositori, anche per quelli più tradizionalisti. Intanto nel cinema americano arriva il sonoro. Nel 1926 la presentazione di un nuovo procedimento chiamato vitaphone, che prevedeva che il suono fosse registrato su un disco e sincronizzato con il proiettore, fu un vero e proprio trionfo, così che l’anno successivo uscì il primo film sonoro: "Il cantante di jazz" di A. Crosland, con la colonna sonora incisa sul bordo della copia. Se già nastri magnetici e sirene erano stati utilizzati in numerose composizioni, nel 1928 inizia la produzione industriale in America dell'eterofono inventato nel 1919 in Russia e contemporaneamente in Francia dell'Onde Martenot. L'interesse per questi dispositivi elettronici è tale che in pochi anni vengono inseriti in alcune orchestre e diventano l'oggetto di numerose composizioni, tra cui "Equatorial" di Varése del 1934 resta uno dei brani spartiacque della storia con il merito di aver aperto definitivamente le porte alla musica elettronica (con melodia e armonia). Da questo momento in poi la composizione si trova arricchita di timbri, voci, fino ad arrivare negli anni, ad utilizzare veri e propri strumenti musicali virtuali che non solo non hanno cassa armonica, corde o ance, ma non esistono neppure materialmente. Quindi non solo musica invisibile, ma anche strumenti invisibili e mediati solo dall'elettronica, dall'elaboratore. Una musica profondamente intrecciata con scienza, fisica e matematica, fatta di vibrazioni sonore che dischiudono il linguaggio verso i "Colori fantastici" di nuove orchestre digitali che estendono i suoni fino all'inudibile (per cui i suoni esistono, sono traducibili in onde digitali, ma non sono più udibili dall'orecchio umano per via di frequenze sub e iper-armoniche e devono affidarsi ad un terzo "orecchiocchio".[1] E se una parte di queste sperimentazioni è stata riassorbita dal sistema diventando oggi musica di genere, e l'innovativo lettrismo del 1946, «teoria in perpetuo divenire, un sistema totalizzante basato sia sulla decostruzione del linguaggio ridotto all’insieme delle lettere e dei segni, sia sul disfacimento della forma e della pittura trasformata in poliscrittura», di un grande precursore/anticipatore come Isidore Isou, è rimasto un movimento poetico, artistico e musicale estremamente marginale, la musica concreta di Pierre Schaeffer del 1948, dove la rielaborazione diventa importante al pari dell'atto creativo e il rumore della quotidianità si sostituisce al suono, si sviluppa in un terreno ormai preparato, nel momento "giusto", e trova ampio seguito. Nel 1951, grazie al progresso e alla diffusione di nuove apparecchiature, Schaeffer, Pierre Henry e il fisico Andrè Moles fondarono con i finanziamenti dello studio parigino RTF, il Gruppo di ricerca di musica concreta che ha creato il primo studio per comporre esclusivamente musica elettronica. "Abbiamo chiamato la nostra musica concreta, poiché essa è costituita da elementi preesistenti, presi in prestito da un qualsiasi materiale sonoro, sia rumore o musica tradizionale. Questi elementi sono poi composti in modo sperimentale mediante una costruzione diretta che tende a realizzare una volontà di composizione senza l'aiuto, divenuto impossibile, di una notazione musicale tradizionale". Nello stesso periodo, nacquero diversi studi di musica elettronica e altri autori iniziarono a comporre seguendo la stessa filosofia contrapposta allo strutturalismo "postweberniano". "Desert" del 1954, una composizione di Edgar Varèse per fiati e percussioni, viene considerata il primo capolavoro di questo metodo compositivo, mentre "Gesang der Jünglinge im Feuerofen" del 1955 di Karlheinz Stockhausen è la prima composizione di musica concreta a presentare sonorità provenienti da segnali generati elettricamente. In questo "genere" la mancanza di riferimenti armonici e melodici creerà, come nella musica futurista, una sorta di straniamento permanente, mantenendolo nel tempo un linguaggio alternativo a quello prettamente musicale. Senza dimenticare il contributo di Webern e della serializzazione integrale, questo passaggio avanguardista della musica elettro-acustica (che pur affievolito nel numero di sperimentatori prosegue ancora) spiega il rapporto stretto tra musicisti e esperti di videoarte. Il montaggio di tipo musicale, la post produzione elettronica già avviata dal lettrismo, mettono in crisi il montaggio di tipo fotografico. In America, il vento del cambiamento prende il nome di Jazz, lo stile musicale popolare nato dalla canonizzazione della musica popolare degli schiavi, che ha accompagnato il primo film sonoro della storia. Quella del jazz non è stata tanto una rivoluzione musicale, piuttosto una rivoluziona culturale che ha dato il via ad un discorso parallelo, una seconda via, nella storia della musica occidentale alternativa a quella europea, che però non destruttura quanto acquisito, ma estende l'armonia propriamente classica (il periodo del "trifoglio" viennese), tralasciando la storia della musica antecedente al periodo propriamente classico e le successive evoluzioni strutturali/armoniche/ritmiche nella musica europea. Questa leggerezza di analisi, leggerezza anche sonora che ne ha decretato il successo, sarà il motivo del rifiuto di molti compositori europei, in contrapposizione a Gershwin che eleverà il jazz inserendolo nella sua musica colta, di riconoscere la validità di questo sistema tanto che il grande compositore russo Stravinskij, che con "Il rito della primavera" aveva raggiunto livelli armonici, ritmici e melodici, ad oggi inarrivabili, scriverà addirittura dei brani-sberleffo di matrice jazz come "Piano rag music" (1919), per metterne in luce l'elementarità strutturale e sminuendo quello che veniva mostrato come il baluardo dell'innovazione jazzistica: l'improvvisazione solistica, che invece, senza saperlo, riprendeva un'antica prassi della musica barocca italiana che si era protratta per secoli. Parte delle innovazioni europee non sono però sconosciute a tutti. Le lotte interne, i tentativi di approccio e confronto con le altre arti e il cinema sembrano trovare finalmente un punto di approdo culturale nell'artista-compositore americano John Cage, la cui opera per certi aspetti potrebbe sembrare la naturale evoluzione di quella del francese Eric Satie, anche se a ben guardare il compositore americano, a differenza del suo "maestro spirituale" francese non sembra anticipare o aggiungere nulla alla musica postweberniana. Se questo è vero, è perché a lui non interessava minimamente far parte di quel macrodiscorso. Il suo era un approccio diverso, non prettamente musicale e non debitore della filosofia kantiana, ma un vero e proprio intreccio che muove la ricerca verso nuove forme espressive, nuove metodologie produttive, nuove filosofie come quella Zen, il cui concetto fondamentale è la mancanza di fini, di scopi, di intenzioni, che sarà un punto di riferimento imprescindibile per gli artisti Fluxus e per la Soundart. Durante la visita alla camera anecoica dell'università di Harvard, dove era possibile "sentire/ascoltare il silenzio", Cage sente/percepisce il suo corpo. Sente i rumori del suo respiro, del sangue, del cuore, delle articolazioni. In sintesi capisce come sia impossibile raggiungere il silenzio che è quindi fondamentalmente una condizione sonora, è essa stessa materia, onda rarefatta ma indistruttibile. Successivamente compone "4'33", per qualsiasi strumento", un "opera" che consiste nel non suonare lo strumento. Potrebbe sembrare pretestuoso, ma è molto importante a livello estetico, perché mette in discussione la figura dell'autore, la figura del compositore genio, di origine romantica, proprio quello che aveva dato inizio alla rivoluzione musicale in cui si era inserito lo stesso Cage. E se senza il compositore romantico, l'autore musicale sarebbe ancora oggi considerato al pari di un servo, questo non sembra essere un problema per John Cage. In fondo per un americano come lui la plurisecolare storia della musica europea è solo una delle tante "storie delle musiche". Ora, se per quest'artista l'autore genio esclusivamente musicale non conta nulla, tanto varrà sostituirlo con l'automatismo di un robot che sceglie al suo posto, senza ragione, sfruttando una programmazione randomizzata (la cui idea però non è affatto casuale, ma proprio opera dell'autore/programmatore). La prima composizione in cui Cage impiega questa nuova tecnica è "Music of Changes" per piano solo, del 1951. Il processo "compositivo" sfrutta meccanismi casuali gestiti da un calcolatore che sceglie all'interno di "celle" dei suoni, tra varie possibilità di combinazioni ritmiche, melodiche e armoniche, in una sorta di assurdo e irriverente bingo elettro-musicale. Oggi tutto è cambiato e sono pochi i musicisti che continuano a sperimentare accordature, ricercare nuovi linguaggi, preparare strumenti, ragionare in termini che vanno oltre la musica. Per contro l'industria si è in un qualche modo "appropriata" di questa intermedialità applicandola alla musica popolare in cui i concerti delle star, sembrano aver conquistato addirittura l'attenzione di grandi artisti dell'arte per la loro capacità di fondere performance, musica, videoistallazioni, design, danza, "poesia". In questo senso le forme espressive si ramificano incessantemente e la musica occidentale, tranne un ristrettissimo numero di sperimentatori imperterriti ed emarginati dal mercato musicale, vede da un lato la canonizzazione dei generi musicali, che hanno definitivamente sostituito le tradizionali musiche nazionali, e dall'altro innumerevoli filoni, più o meno colti e più o meno commerciali, che creano solo stilemi e cliché per radio, televisione, cinema, danza e teatro, ma forse, anzi sicuramente, un'altra rivoluzione musicale è già in atto.

Marco Brama



[1] Virtual Audio Project Orchestra, 1997 "Psike ed Electra", CS Records

sabato 2 gennaio 2016

Conversioni di gran moda

Ci si chiede quale sia la religione giusta, quale sia quella vera, quella raccontata all'uomo da Dio... direi che se mai una corretta esiste è quella in cui Adamo ha mangiato la mela e non Eva e quest'ultima, come tutte le donne, può avere fino a 9 mariti contemporaneamente... ah, dimenticavo: non esiste una religione femminista.... chissà come mai il Dio creatore è uomo e non donna... Se dovete protestare, dare un senso anche politico alla vostra vita, alla vostra lotta di classe, combattere la corruzione, sperare di costruire una società migliore, diventate semplicemente atei, no che cambiate religione... solo così sarete liberi...

martedì 22 dicembre 2015

Life top alternative chart

Fine anno, periodo di classifiche, quelle che un po', per la verità, non amiamo. Eppure in una delle pagine delle A chart di AGM Magazine al n 7 Life-sound-of-universe  di Marco Brama, uno dei dischi più originali dell'anno. Vita dura per la musica sperimentale fuori dal mercato principale. Chi non ha molti fondi (o nessuno) da investire in promozione rischia di essere emarginato anche dalla stampa specializzata. Eppure è proprio tra la musica autoprodotta e le etichette indie che troviamo le proposte migliori ed quella in questione è italiana. Forse è il momento di guardare al nostro territorio come fonte primaria e non come deposito per cover e copie del mercato mainstream. Speriamo il 2016 porti un po' di illuminazione tra i distributori.

CS 2015

fonte agmm